Nell’ecosistema del poker in cima alla catena alimentare ci sono quelli che foldano – parte 3

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La partita in questione si svolgeva a un tavolo da casinò di Limit Hold’em 80-160$.  Era la prima mano della mia sessione.  Mi trovo sul big blind con A-10 offsuited, senza cuori.  Un giocatore lima nel piatto, lo small blind folda e io faccio check.  Siamo heads-up e io sono il primo a parlare.  Flop: A-A-9, con due cuori.  Faccio check; l’avversario fa check.  Il turn è l’8 di cuori.  faccio check; l’avversario fa check.  Il river è 7 di cuori, con un board finale A-A-7-8-9, con 4 cuori.  Faccio check; l’avversario punta.  Io fold.  Naturalmente nessuno al tavolo  aveva la minima idea delle mie carte.  Dopo tutto la mano si era svolta con limp/check, check/check, check/bet, fold.  Se uno dei giocatori al tavolo avesse dovuto indovinare la mia mano, di certo non avrebbe considerato che avevo foldato con una mano buona.  Avrebbe detto che avevo deciso di non bluffare, per tre volte con una mano marginale.  Ed ecco perchè foldo in questo modo, con la mente serena e il corpo silente, così nessuno sa che cosa avevo in mano.

A volte foldare mi fa sentire come un mastro burattinaio.  Come quando apro il piatto in rilancio dal cutoff con una mano media, bottone chiama e i blind foldano.  Siamo heads-up e parlo per primo, manco del tutto il flop, faccio check, lui punta e io foldo.  O come quando rilancio preflop, qualcuno controrilancia, tutti passano, io faccio call e sul flop faccio check e l’avversario punta e io: fold.  In situazioni come questa, ci guadagno due volte.  Primo metto subito fine alle situazioni potenzialmente pericolose.  Secondo convincendo gli avversari che bluffano a farlo quando faccio check, e quelli che foldano a farlo quando punto.  E d’improvviso, non posso perdere.  Amo foldare.

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